Cataloghi, testi critici e recensioni

"Indefinita" 1/08/2019-31/08/2019

Officine del Sale- Cervia

 

testo critico a cura di Daniela Ventura

Silvia Bruzzi

è una artista bolognese che spesso definisce se stessa “artigiana”. Diplomata all'Accademia d'Arte della sua città, ha partecipato a stage, corsi di perfezionamento, elaborazione di progetti. Diverse sono le collettive alle quali ha preso parte e diverse le mostre da lei organizzate presso lo “Spazio Zampieri” e il Laboratorio Artistico che gestisce nella sua città.

Silvia ha una personalità poliedrica e quindi numerose sono le sfaccettature della sua arte o meglio delle tecniche artistiche che utilizza per esprimere sé stessa: l'olio, le matite, l'acquerello, l'incisione a punta secca e, per finire, la ceramica raku.

“Non sono mai stata capace di dedicarmi ad una sola tecnica. Mi sentirei un po' sminuita...anche se i grandi artisti spesso si sono specializzati in un genere, un linguaggio che fosse loro più consono. I più, però, sono passati anche per numerose sperimentazioni. Io forse sono ancora nella 'fase sperimentale'...e forse non ne uscirò mai!”

Silvia, inoltre, cerca di trasmettere le proprie conoscenze e le capacità tecniche nei momenti artistici che gestisce con un successo nel suo Laboratorio di via D. Zampieri, 4/A a Bologna. Non solo lezioni di disegno, pittura, incisione o raku, ma anche un continuo impegno  nell'educare ai valori dell'arte e della natura, nel cercare di trasmettere agli allievi – adulti o bambini - l'importanza di riuscire a provare quella soddisfazione che sempre ti dà la creazione di un manufatto proprio. 

 

La ceramica raku

Silvia Bruzzi è molto legata alla lavorazione della ceramica raku, poiché si sente particolarmente vicina alla filosofia che l'ha ispirata. Dice Silvia: “ Il termine raku è una parola giapponese usata per esprime il concetto della gioia di vivere che provi quando sei rilassato e stai bene con te stesso. L'anima stessa del raku, poi, è rappresentata  dallo stretto legame degli elementi naturali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco – che collaborano con l'arista alla creazione delle sue opere. La cosa bella è che spesso durante le varie fasi della lavorazione avvengono delle reazioni chimiche inaspettate, per i più diversi motivi. E l'oggetto risultante non è così come te lo aspettavi! Una stupenda sorpresa quasi ogni volta...”

Il raku è una tecnica di cottura dell'argilla, anzi di una qualità di argilla particolarmente dura e refrattaria visto il calore al quale essa deve essere sottoposta in cottura. L'invenzione del  raku è attribuita ad un artigiano coreano del XVI secolo d.C. che la mise a punto durante una serie di esperimenti per produrre un materiale adatto alla cerimonia del tè, che fosse, inoltre, in perfetta sintonia con la filosofia zen. Infatti, questa tecnica rappresenta la sintesi perfetta dell'utilizzo di terra, aria, acqua e fuoco. Inoltre il termine si riferiva, un tempo, anche al sobborgo di Kyōto nel quale si estraeva l'argilla durante il XVI secolo.

Circa due secoli dopo la sua invenzione, i maestri giapponesi, che lavoravano l'argilla in questo modo, scrissero un dettagliato manuale per diffondere la tecnica con la necessaria precisione ed è così che il raku è arrivato anche in occidente ed oggi, nei musei di tutto il mondo, si possono ammirare delle vere e proprie opere d'arte create seguendo i dettami di quell'antico trattato.

 

 

Dopo aver modellato e cotto a 900-1000° C un pezzo in argilla refrattaria bianca, si procede alla decorazione usando ossidi o smalti, ad esempio per ottenere un bel verde si utilizza l'ossido di rame. Oppure si può decorare l'argilla tramite riduzione cioè in assenza di ossigeno. Dopo aver foggiato ed essiccato all'aria il manufatto, lo si cuoce una prima volta. Poi lo si toglie incandescente dal forno e lo si mette in un bidone con carta e paglia che ne favoriscono la fumigazione. Se si chiude completamente il contenitore, in modo che non entri aria, si ha una riduzione totale e si ottiene un oggetto nero; tecnica questa già in uso anche presso gli etruschi che, però, usavano un tipo diverso di terra. Si può, comunque, modificare la riduzione in base ad una serie di variabili: il combustibile (il suo potere di combustione, la sua umidità), il tempo che intercorre tra l'estrazione e la riduzione (cioè il tempo di contatto con l'ossigeno), la copertura - totale o parziale – dell'oggetto. Si avrà così una terracotta che vira dal nero al grigio chiaro. Quindi la si decora e si passa ad una seconda cottura.

 Daniela Ventura

Arte a Palazzo 2/02/2019-12/02/2019

Galleria Farini  Roberto Dudine e Grazia Galdenzi

 

"Ero, sono sarò"     E' questo l'evocativo titolo

dell'opera presentata a Palazzo fantuzzi inoccasione della XXIII

Collettiva Internazionale d'Arte dall'Artista e maestra bolognese Silvia Bruzzi. 

 

Un acquerello estremamente suggestivo, fortemente caratterizzato da un

precisa scelta cromatica e che pare, in alcune sue parti , dissolversi.

Silvia Bruzzi, magistrale nell'uso di differenti e complesse tecniche artistiche, provenienti anche dalle tradizioni orientali, sposa le dinamiche di una pittura che non fissa le immagini perchè esse si cristallizzino in modo freddo, bensì lascia che le sue opere, in un certo senso, vivano, al di là della lavorazione, ben oltre la compiutezza tecnica.

Senza ripercorrere l'intera carriera della Bruzzi,

basterà soffermarsi sull'opera in catalago: "Ero, sono sarò" Sin dal titolo ,

non si farà fatica a comprendere quanto l'artista abbia travalicato i limiti spaziotemporali per perseguire una processualità nuova, tale da affidare alla materia un ruolo fondamentale ed al soggetto la parte di un valido ripensamentodegli archetipi accademicamente intensi.

La donna, in questo caso particolare, assume carattere protagonista, accentuando persino una valenza dei tratti universalmente autobiografici, in cui all'icona-archetipo, per l'appunto, si una affianca una ricerca interiore ed esitenziale di profonda ricchezza e significato. I moti interiori divengono fonte di narrazione, oggetto di sintensi compositiva

che va alla ricerca dell'essenza più pura,

nel solco di una filosofia artistica che prescinde dalla rapprensentazione.

In questo acquerello, la protagonista appare come un entità, quasi fluttuante, emblema onirico di una dimensione afferente ad un surreale misconosciuto, ove azione e presenza tendono al pensiero ed alla forma nella sua più intriseca rivelazione.  Quelle che la stessa Bruzzi chiama 'metamorfosi' appaiono come evocative immagini di qualcosa d'altero, non del tutto svelato, compito, invero, che spetta al fruitore,

nell'ambito della propria lettura interpretativa. 

Ecco, dunque, che la Bruzzi apre, in tutta la sua ricerca e poetica, un delicato quanto ficcante dialogo con l'osservatore, al quale tende la mano, tende dei fili che giungono da un affascinante altrove per ritornare, poi, piena identità nel nostro reale.  Il processo di costruzione ontologico messo in atto da Silvia Bruzzi non può che restare un un orizzonte aperto , fluido, pronto a mutare per rigenerarsi, perpetuamente.

 

Galleria Farini  Roberto Dudine e Grazia Galdenzi 

“Segni Diversi"- Inaugurazione ore 16

14° GdC- Giornata del Contemporaneo

Sabato 13 ottobre 2018

AMACI.ORG

 

Recensione di Daniela Ventura

SEGNI DIVERSI

Un'amicizia artistica nata sulla base di un comune background di studi – presso l'Istituto d'Arte e l'Accademia di Bologna –

è ciò che unisce Silvia Bruzzi ed Alessandra Montanari.

Accomunate anche dall'interesse per l'incisione a punta secca e l'acquerello,

esse differiscono sia nel segno che nella scelta dei soggetti.

 

Silvia Bruzzi, con tratti decisi, raffigura nelle stampe soprattutto monumenti ed edifici della sua città, mentre con gli acquerelli fa piroettare sulla carta ballerine in tutù, danzatori moderni o torna al tema dalla città in chiave onirica.

 

Alessandra Montanari predilige comunque la natura: gli alberi, le foglie, le piante perdute sono senz'altro i soggetti che ama maggiormente, forse anche per i suoi studi universitari alla Facoltà di Agraria. Alessandra ha esercitato la sua passione per la biologia e la zoologia, illustrando diversi volumi scientifici ed ha affinato le tecniche dell'acquerello in un corso presso il Kew Garden di Londra. Le sue incisioni, come gli acquerelli, sposano la precisione scientifica con l'amore forte e palpabile per una natura a rischio. Alessandra Montanari, inoltre, esprime la sua creatività con istallazioni artistiche di notevole effetto, utilizzando materiali diversi: il vetro soffiato, stoffe di lino o di canapa, carta, strumenti a percussione...;

 

mentre Silvia Bruzzi ama profondamente la lavorazione della ceramica “raku”.

In perfetta sintonia con la filosofia zen, questa tecnica rappresenta la sintesi degli elementi naturali, poiché alla creazione di un qualsiasi oggetto creato con il raku concorrono Terra, Aria, Acqua e Fuoco.

Sia Silvia che Sandra cercano di trasmettere le proprie conoscenze e capacità tecniche nei laboratori artistici che gestiscono con un certo successo; non solo, ma si impegnano anche nell'educare ai valori dell'arte e della natura, oltre a cercare di trasmettere agli allievi l'importanza di riuscire a provare quella soddisfazione che sempre ti dà la creazione di un proprio manufatto. D.Ventura

3 Giugno- 8 luglio 2018

“Monocromo”, collettiva a cura di Silvia Rossi in collaborazione con ExpArt Studio&Gallery. 

Poppi Arezzo
 

LA MOSTRA
“Monocromo” è il titolo e il tema della nuova mostra alla Galleria SanLorenzo Arte
Quattordici gli artisti scelti per creare una narrazione dalla valenza prevalentemente cromatica, sia che essa si poggi su opere astratte,

sia che lo faccia su quelle figurative, andando a indagare la potenza emotiva che il colore può scatenare nell'osservatore.
Un percorso vibrante, scandito dal variare dei colori, che dal bianco virano al blu, al beige, al rosso e di nuovo al bianco.

La collettiva è un’affascinante passeggiata all'interno dei cromatismi scelti dagli autori per intensificare e valorizzare i propri contenuti,

che spaziano da un'astratta forma fino a un sinuoso corpo nudo.
La valenza monocromatica dei lavori ne accentua lo studio formale e compositivo, l'attenzione alle luci e alle ombre, il significato profondo, strettamente interconnesso alla cromia scelta.
“Monocromo” è quindi l'occasione per un itinerario artistico estremamente mutevole, volubile e a tratti imprevedibile. La scansione dei colori e il loro cambiamento, passo dopo passo, ci accompagnano infatti nell'analisi emozionale delle opere e dell'impatto che esse hanno su di noi.


“Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde”.
Kandisky

Silvia Rossi - ExpArt Studio&Gallery Bibbiena

Daniela Ventura - 4 Maggio 2018- Galleria Farini a Venezia

Galleria Farini  Grazia Galdenzi     Roberto Dudine

Doppia Recensione per questa Collettiva D'Arte a Venezia

Seconda recensione Leggi tutto

Prima recensione

Il raku è una tecnica di cottura dell'argilla, anzi di una qualità di argilla particolarmente dura e refrattaria visto il calore al quale essa deve essere sottoposta in cottura.

L'invenzione del  raku è attribuita ad un artigiano coreano del XVI secolo d.C. che la mise a punto durante una serie di esperimenti per produrre un materiale adatto alla cerimonia del tè, che fosse, inoltre, in perfetta sintonia con la filosofia zen. Infatti, questa tecnica rappresenta la sintesi degli elementi naturali, poiché alla creazione di un qualsiasi oggetto creato con il raku concorrono Terra, Aria, Acqua e Fuoco.
Circa due secoli dopo la sua invenzione, i maestri giapponesi, che lavoravano l'argilla in questo modo, scrissero un dettagliato manuale per diffondere la tecnica

con la necessaria precisione ed è così che il raku è arrivato anche in occidente.

Oggi, nei musei di tutto il mondo, si possono ammirare delle vere e proprie opere d'arte create

seguendo i dettami di quell'antico trattato.

    Silvia Bruzzi è un'artista molto legata alla lavorazione della ceramica raku, poiché si sente particolarmente vicina alla filosofia che l'ha ispirata. Dice Silvia: “ Il termine raku è una parola giapponese usata per esprime il concetto della gioia di vivere che provi quando sei rilassato e stai bene con te stesso.

Contemporaneamente, un tempo, si riferiva anche al sobborgo di Kyōto nel quale si estraeva l'argilla durante il XVI secolo.
    Mi dà grande soddisfazione creare oggetti artistici usando questa tecnica. Dopo aver modellato e cotto a 900-1000° C un pezzo in argilla refrattaria bianca, si procede alla decorazione usando ossidi o smalti,

ad esempio per ottenere un bel verde si utilizza l'ossido di rame.

Oppure si può decorare l'argilla tramite riduzione cioè in assenza di ossigeno.

Dopo aver foggiato ed essiccato all'aria il manufatto, lo si cuoce una prima volta. Poi lo si toglie incandescente dal forno e lo si mette in un bidone con carta e paglia che ne favoriscono la fumigazione. Se si chiude completamente il contenitore, in modo che non entri aria, si ha una riduzione totale e si ottiene un oggetto nero.

E questa tecnica era già in uso anche presso gli etruschi...Ma possiamo modificare la riduzione in base ad una serie di variabili: il combustibile (il suo potere di combustione, la sua umidità), il tempo che intercorre tra l'estrazione e la riduzione (cioè il tempo di contatto con l'ossigeno), la copertura - totale o parziale – dell'oggetto. Ed avremo così una terracotta che vira dal nero al grigio chiaro. Quindi la si decora e si passa ad una seconda cottura.
    Possiamo quindi dire che l'anima stessa del raku sia proprio lo stretto legame

con gli elementi naturali che collaborano con l'arista alla creazione delle sue opere.”
 

E quale soggetto migliore del mare può esserci per rappresentare la natura?

L'acqua di quel mare che a Venezia percorre i sinuosi canali, passa sotto i ponti, lambisce le fondamenta delle case e dei palazzi fino a risalire gli scivoli degli squeri, anche i meglio nascosti,  ed infine si ritrae, in un lento movimento di flusso e riflusso, in accordo con la luna. Un labirinto d'acqua in cui è così piacevole perdersi.
    Se poi il mare è solcato da un veliero, ecco che abbiamo la perfetta metafora della vita. La nostra vita che nasce nell'acqua dell'utero materno, solca onde ora placide, ora tumultuose, fino ad accompagnarci all' “Isola dei Morti”.

Daniela Ventura

Guarda l'esposizione e scarica l'invito

NOVEMBRE 2016 Recensione Catalago Arte a Palazzo Galleria Farini

SILVIA BRUZZI

 

"La ricerca di un canone anatomico non era solo studiato per risolvere i problemi legati

alla proporzione delle singole parti nella forma umana,

ma era in primis la ricerca formale e filosofica sull'uomo.

Le mie donne sono sfuocate, sospese a pezzi a volte sensuali a volte quasi invisibili."

 

­Con queste parole l'artista bolognese Silvia Bruzzi presenta parte del suo lavoro, in quella è ravvisabile come una ben più ampia parabola, composta da pittura, didattica dell'arte e, in speciale modo, insegnamento e educazione all'arte dei più piccoli, certamente sul solco della lezione storica di Picasso.

 

La Bruzzi, tuttavia, cela già nella sua biografia una peculiare affezione per l'arte, come quando, racconta, sin da bimba tentava di ricopiare i disegni di una sua zia. Da un gioco alla realtà e il percorso di studi tradizionale e accademico, sia di matrice pratica con il diploma di Maestro d'Arte e in Scultura, sia l'approccio teorico,

con il percorso del DAMS e dell'Accademia. 

Molto studio, tanti i linguaggi esperiti e perfezionati, oltre alla pittura e alla scultura, anche la tecnica incisoria, l'acquarello, il gessetto, la ceramica, tanche che, ad oggi, la sua cultura si suddivide sia nella branca della didattica,

 con laboratori per grandi e piccini, sia nella personale affermazione, mediante mostre,  

premi e gradimenti da parte del pubblico e della critica.

 

Giunge con un curriculum davvero notevole ed eclettico alla mostra Arte a Palazzo- Dinamiche del Contemporaneo dove presenta l'opera intitolata FormeEterne,

facente parte di una serie di dipinti dedicata alla danza e che dà corso a

quell'ultima citazione che ho riportato della Bruzzi:

 Le mie donne sono sfuocate, sospese a pezzi a volte sensuali a volte quasi invisibili."

Se dunque, osserviamo l'opera FormeEterne, parrà di seguire la lezione di Warburg e di Greimas , secondo cui l'antico ritorna nell'arte del presente, in foggia non di copia ma di pensiero e osservazione del reale che in quanto idea, riesce a rinnovarsi.  Perché, in fondo, osservando le gambe ed i piedi sulle punte, raffigurati, non si potrà non immaginare una della sale da danza dipinte da Dégas, per esempio, più di un secolo fa.

 

 

 

L'artista emiliana ha determinato un processo costruttivo per pur abbandonando cause e paternità varie, trova nel soldo della tradizione pittorica ma anche culturale il suo punto d'avvio. La danza, quale espressione primigenia sia di una liturgia arcana che di una dialettica del corpo e della presa di coscienza dello spazio,

si sostanzia in questa traduzione, parziale, tassellare.

Ciò che, invero, noi vediamo è solo qualcosa che stiamo immaginando,

é una parte di una narrazione, di una azione, di una scena più ampia,

di cui non riceviamo dall'artista altre informazioni.

Tuttavia, ciò non limita la fruizione, la fascinazione che l'immagine è in grado di generare.

A tale trasognato svelamento, quasi voyeuristica visione, corrisponde una tecnica che pare esse fatta di materia onirica, di surreale consistenza, di fluidi messaggi. Le gambe protagoniste sono solo due e il resto è il loro movimento nello spazio, vero o no, poco importa, ipnoticamente l'osservatore si lascia guidare da ciò che sulla tavola accade.

                                                                   Roberta Frabetti  Galleria Farini  Grazia  Galdenzi Roberto Dudine

Ottobre 2015: recensione della giornalista e scrittrice Sabrina Bagatta

"...Arte è multiforme rappresentazione del pensiero, ruscello di idee che

sfocia in qualcosa in cui è bello immergersi per lasciarsi

avvolgere e trasportare via, seguendo ulteriori nuove correnti.

Arte è confronto di punti di vista, esplosione a volte prepotente,

altre volte più timida, di immaginazione resa tangibile dall’abilità.

Soprattutto, tra i tanti aggettivi che le sono propri e scusandomi

per il gioco di parole, l’arte é ARTicolata, proprio come il titolo dato

all’esposizione di tre creativi che hanno inaugurato

un nuovo punto di riferimento per le esposizioni bolognesi (Spazio Zampieri)

nel corso dell’undicesima Giornata del Contemporaneo.

Silvia Bruzzi, Alessandro Sun e Progetto MM

con questa esperienza hanno raccontato al mondo

quanto fare arte possa essere eterogeneo eppure aggregante.

Dall’acquerello alla decorazione, passando per le tarsie lignee,

questa collettiva temporanea ha dato modo di scoprire il vero ingegno.

Fantasia ed esperienza hanno dimostrato la perfetta fusione,

unendo l’ideale al reale. Questo è fare arte. Questo è talento."

Sabrina Bagatta    giornalista e scrittrice

Rencesione del critico d'arte Dott. Simone Fappanni

LA POESIA IMMAGINATIVA DI SILVIA BRUZZI

"Silvia Bruzzi è autrice di un acquerello essenziale, in cui il soggetto rappresentato,

un piccolo volatile, viene definito attraverso una pennellata che tende a far vibrare

i tratti che definiscono la sagoma dell’animale.

In questo modo si ha, al contempo un effetto di “apparizione” e di simultanea

 “dissoluzione” del soggetto raffigurato, in un continuo alternarsi di velature

che conferiscono all’insieme un particolare effetto dinamico.

Acuta e delicatissima, la pennellata di questa originale interprete della pittura

con i colori ad acqua risulta estremamente efficace anche laddove,

come in questo caso, si predilige un realismo simbolico anziché didascalico,

lasciando così all’osservatore il compito – davvero intrigante – di “completare”,

 con lo sguardo e con la mente, ciò che viene appena accennato

sulla superficie liscia della carta.

Non a caso, Silvia Bruzzi riesce a coinvolgere tante persone in intriganti

performances creative aventi come fulcro la pittura ad acquerello,

spesso considerata, a torto, semplice e tutto sommato abbastanza sbrigativa".

 Dott. Simone Fappanni      www.webalice.it/fasimo

"Tutti sappiamo che lo shaker è lo strumento indispensabile per creare i cocktails,

ma senza ottimi ingredienti e soprattutto senza una giusta equilibratura si creano

semplici bevande e non raffinati “drink”. Ecco perché possiamo affermare che

questa è una mostra raffinata, ben bilanciata e di una grande valenza artistica. "

Gurrieri Momenti D'Artista Gallery

Recensione della giornalista e scrittrice Sabrina Bagatta - Mostra "Impalpabile e Invisibile"

”Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna, e il colle sopra bianco di neve ride.
È l'ora soave che il sol morituro saluta le torri e l'tempio, divo Petronio, tuo”

Sono passati oltre cento anni da quando
Giosuè Carducci scrisse questi versi e Bologna conserva
ancora le sue torri e le sue nebbie, reali e figurate.
Ce lo raccontano i lavori di Silvia Bruzzi, che con i toni soffusi dell’acquerello
presentano una città sempre più smarrita (fosca, dunque) nella sua quotidianità.
Una Bologna impalpabile ed invisibile,
raffigurata utilizzando contrasti tra il bianco e il nero
oppure azzardando ciò che apparentemente pare impossibile:
utilizzare l’acquerello sulla tela.
Silvia lo fa, approfittando del supporto per dare sfogo
anche ad un bisogno di matericità.
Il risultato è una Bologna che “vive”, plasmata dalla materia gessosa e colorata
con le sue terre e le sue ombre.
Gli scorci storici, gli antichi mestieri,
sagome della città che appaiono come per incanto
da una sorta di libro aperto di terracotta... e ancora una piccola serie di “esperimenti”,
opere nelle quali Bologna con la sua storia, la sua gente, le sue difficoltà,
si può rispecchiare senza esservi specificatamente raffigurata.
D’altronde, “L’essenziale è invisibile agli occhi” e
questa esposizione vuole ricordarcelo
. Sabrina Bagatta

 

Alcuni Cataloghi e Pubblicazioni:

Catalogo Artisti emiliani giugno 2012 -AIC BOLOGNA

Catalogo Mostra presso la De Marchi

Pubblicazione a tiratura limitata

del Libro di Tanta Theodoridou: "Segnalibri Viaggianti"- Efesos

Copyright Silvia Bruzzi Art  2020

recensione galleria farini

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