Testi critici e approfondimento esposizioni e mostre personali e collettive

"conTEnersi" Personale di Silvia Bruzzi
Sgallari Arte Arte Fiera 2026 Art City White Night
Studio Legale Brondelli – Pizzi – Di Francia Via Castiglione 41 Bologna
Ringraziamo lo studio legale delle Avvocate Brondelli, Pizzi e Di Francia
per aver deciso di ospitare questo evento della White Night di Art City.
Il titolo della mostra di Silvia Bruzzi, Contenersi, e il manufatto a cui è dedicata, la ciotola,
sono estremamente intriganti e interessanti,
perché ci portano a riflettere sulla storia di un oggetto del nostro quotidiano.
Volendo approfondire l’etimologia dei termini, contenersi ha origine nel latino continere,
composto da con- (insieme) e tenere (tenere), significando letteralmente "tenere insieme",
"tenere in sé", "reprimere" o "limitare”.
Dal canto suo ciotola deriva dal greco kotylé, in latino cotùla, entrambi indicano una coppa.
Pensando alla ciotola, possiamo leggere il significato del titolo Contenersi come
qualcosa che al tempo stesso tiene insieme, tiene in sé oppure limita.
La ciotola è, secondo gli studiosi,
il primo oggetto destinato a contenere il cibo, un oggetto nato con l’evoluzione dell’uomo. Leggi tutto

Galleria Sgallari Arte
Queste opere approfondiscono in pieno il concetto
di omologazione e replica dello stesso tema,
ma che non riesce mai a venire uguale.
Simile ma non identico.
Il mio porsi rispetto a questo concetto è che la serialità
( come omologazione perché dipende
dal committente) può essere fonte di reddito
per gli artisti e artigiani, ma rimane
subordinata alla unicità intrinseca di ogni pezzo,
perché dipende dal momento in cui si creano,
se si è arrabbiati, tristi o sereni.
Ogni opera anche se in serie ha una sua
identità e energia unica!
(sicuramente
la commissione in serie penalizza l’espressività
e il contenuto dell’artista,
ma ha dato la possibilità a molti di noi
di lavorare).
Solo nell’unicità e in quel concetto
preciso e profondo ci può essere una energia che travalica
ogni cultura e nozione non appresa.
La mostra presenta un’interessante rassegna dell’artista Silvia Bruzzi, diplomata come Maestro d’Arte in scultura e Laureata in pittura in Belle Arti,
al suo attivo varie classi di perfezionamento in incisione,
acquarello, pittura a olio, gessetto e ceramica raku.
Perché blu invisibile?
Il blu è un colore misterioso e affascinante, un’onda elettromagnetica che viene percepita dall’occhio in maniera differente a seconda della radiazione in nanometri, un colore straordinario che svolge l’importante funzione di regolare il nostro ritmo circadiano, al quale la Bruzzi dedica un’ampia produzione di opere, in cui il mare, il viaggio e il blu, appunto, sono gli straordinari protagonisti.
Il mare con il suo moto ondoso ci regala straordinarie gradazioni di blu, il ritmo dell’onda marina crea una dinamica sinusoide in cui il colore appare sempre diverso.
Dall’attenzione scientifica sulla diversa percezione del blu, l’artista si concentra sulla meditazione, sul respiro del blu e del mare e da lì nasce l’arte, in un ritmo infinito di forme naturali e pneuma in cui tutto ritorna, in una circolarità perfetta, in una metafisica della luce e della percezione del colore, in un mondo diverso, intangibile, ma sempre reale. Il simbolismo delle opere di Silvia Bruzzi ricerca la pace, una pace in armonia con la natura. (Cristina Bignardi)


La mostra, dal titolo “L’altra natura”,
sarà incentrata sull’idea di natura
quale luogo per eccellenza
in cui la bellezza rivela sé stessa:
ma di quale natura stiamo parlando?
Il dissidio tecnologico e gli attuali paradigmi scientifici ci inducono a pensare ad un nuovo concetto di natura:
ai nostri artisti il compito di sviscerarne
il significato nelle sue accezioni più contemporanee.
Le categorie ammesse saranno
scultura, pittura, disegno, fotografia.
19° Giornata del Contemporaneo

14 Giugno 2023 "AperiArte all'ombra dei Gelsi"
Presentazione Laboratorio d'arte e esposizione di Silvia Bruzzi
Un'occhio vede l'altro sente P.Klee

"Christmas Exhibition"
La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte in Galleria Falcone e Borsellino 2/D Bologna
Dal 17 al 30 Dicembre 2022 Vai alla esposizione
L’atto del sentire, suscitato da uno stimolo: colto dall’occhio, che lo ritiene rilevante, cui la mente si oppone, generando uno stato psichico chiamato emozione. La cui matrice vige in un dipinto, in una foto se non in una scultura che rappresentino, attraverso le rispettive forme e colori, la meta del percorso condotto da ogni artista. La ricerca dello strumento ideale che azzeri la distanza tra la visione interiore e la sua rappresentazione, di cui l’opera generata altro non è che il miglior riflesso: tangibile e condiviso, ma pur sempre personale. Dai cui insieme vibra una sola voce collettiva, come l’eco di un coro, i cui timbri e toni dei componenti conservano le rispettive individualità e possibilità espressive. Distinte tra loro ma al contempo raccolte, con sistemica armonia, come le stelle del firmamento: nell’intento compiuto di esprimere ed interpretare la magia dell’arte, cogliendo l’invito a lasciarci sedurre dalla sua innata poesia.
Testo critico e presentazione: Pietro Franca di Silvia Bruzzi il testo critico della stessa opera
Titolo: Equilibri Instabili Tecnica: Mista ( cretacolor, oro mat acrilico e oro )
I sentimenti ci portano a perdere l'equilibrio. Non ci aiutano nel compito di essere presenti a noi stessi e spesso ci fanno vedere in modo sfalsato la realtà. Nella danza la centratura è fondamentale per poter stare in equilibrio, anche se in posizioni difficili e a volte impossibili. La stessa importanza ha la nostra mente, nel rimandarci simulacri di realtà a volte sbagliate. In questa costante metamorfosi di equilibri instabili, si compie la nostra vita. Una continua dicotomia del vuoto e pieno, del buio e luce, dell'armonia e del caos, della sofferenza e dell'AMORE: Unico fine dell'esistenza. La scelta del verde smeraldo è perché è l'unico colore ad avere una connotazione sia calda che fredda. Il verde è il mio colore preferito rimanda alla natura e mi da una sensazione di armonia. I due "oro" simboleggiano una sorta di divino, di spinta verso pensieri alti, belli, puri. L'oro mat invece intorno alla figura, è lo stato di metamorfosi in cui l'equilibrio è incostante e quindi non chiaro, fluttuante. La posizione della figura è improbabile, ma i danzatori spesso riescono in imprese uniche. L'allungamento e la tensione è al massimo e in contrasto con la parte inferiore, che è tesa ma rilassata allo stesso tempo. L'anatomia è resa senza volumi solo con la linea e le forme dei muscoli, per rimandare a un "qualcuno" di ieratico. Non c'è da spaventarsi, bisogna solo allenarsi (come fanno i danzatori) a tendere i nostri pensieri e centrarli per non oscillare in queste continue dicotomie che porterebbero solo sofferenza, invece è molto importante imparare a stare in equilibri instabili ben centrati. Silvia Bruzzi
18° Giornata del Contemporaneo "Storie tra segno e colore"
Sabato 8 ottobre 2022 torna la Giornata del Contemporaneo, la grande manifestazione promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani e realizzata con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e la collaborazione della Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Nella sua diciottesima edizione – che come tradizione si svolgerà su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista – la Giornata del Contemporaneo torna a ottobre, in presenza, con l’obiettivo di raccontare la rinata vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese, dopo le restrizioni dovute a due anni di pandemia. La manifestazione manterrà comunque un formato ibrido, fisico e digitale, per favorire e valorizzare la partecipazione più ampia possibile con proposte online e offline, e avrà come filo conduttore il tema dell’ecologia, connesso a quello della sostenibilità: urgenze globali che ci mettono di fronte alla necessità di ripensare il sistema dell’arte contemporanea tramite una rinnovata consapevolezza e una più diffusa sensibilità.
Per dare corpo a questa riflessione, le Direttrici e i Direttori dei musei associati hanno deciso di affidare a Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979) la realizzazione dell’immagine guida della manifestazione Leggi tutto Testo di proprietà di AMACI https://www.amaci.org/insights
Essere Mare Agosto 2022
Dal 1 Agosto al 31 Agosto 2022 Cervia presso le Officine del Sale Cervia
Collettiva d'Arte Opere di
Silvia Bruzzi, Francesca Rocchi e Alessandra Montanari
'Essere mare in tre diverse preposizioni.
Tra il mare e la terra Francesca, con le sue ceramiche, interpreta così il suo essere mare.
Al mare, guardando il tramonto e il gioco delle onde è essere mare per Silvia.
Nel mare, nelle sue profondità popolate di micro e macro esseri che sono mare per per Alessandra'
Archetipo 2.0.2.1.
L'Archetipo come simulacro inutile, imperfetto, da ricostruire ogni volta.
ogni lavoro riguarda un mio periodo e approfondisce gli etimi delle parole
ogni parola ha una radice come un pianta cresce e si trasforma nel tempo e nello spazio
"Indefinita" 1/08/2019-31/08/2019 Officine del Sale- Cervia
testo critico a cura di Daniela Ventura- Vai alla pagina
Silvia Bruzzi è una artista bolognese che spesso definisce se stessa “artigiana”.
Diplomata all'Accademia d'Arte della sua città, ha partecipato a stage, corsi di perfezionamento, elaborazione di progetti. Diverse sono le collettive alle quali ha preso parte e diverse le mostre da lei organizzate presso lo “Spazio Zampieri” e il Laboratorio Artistico che gestisce nella sua città. Silvia ha una personalità poliedrica e quindi numerose sono le sfaccettature della sua arte o meglio delle tecniche artistiche che utilizza per esprimere sé stessa: l'olio, le matite, l'acquerello, l'incisione a punta secca e, per finire, la ceramica raku. “Non sono mai stata capace di dedicarmi ad una sola tecnica. Mi sentirei un po' sminuita...anche se i grandi artisti spesso si sono specializzati in un genere, un linguaggio che fosse loro più consono. I più, però,
sono passati anche per numerose sperimentazioni. Io forse sono ancora nella 'fase sperimentale'...e forse non ne uscirò mai!”
Silvia, inoltre, cerca di trasmettere le proprie conoscenze e le capacità tecniche nei momenti artistici che gestisce con un successo nel suo Laboratorio di via Lapidari, 12/5- 40129 Bologna. Non solo lezioni di disegno, pittura, incisione o raku, ma anche un continuo impegno nell'educare ai valori dell'arte e della natura, nel cercare di trasmettere agli allievi – adulti o bambini - l'importanza di riuscire a provare quella soddisfazione che sempre ti dà la creazione di un manufatto proprio. La ceramica raku Silvia Bruzzi è molto legata alla lavorazione della ceramica raku, poiché si sente particolarmente vicina alla filosofia che l'ha ispirata. Dice Silvia: “ Il termine raku è una parola giapponese usata per esprime il concetto della gioia di vivere che provi quando sei rilassato e stai bene con te stesso. L'anima stessa del raku, poi, è rappresentata dallo stretto legame degli elementi naturali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco – che collaborano con l'arista alla creazione delle sue opere. La cosa bella è che spesso durante le varie fasi della lavorazione avvengono delle reazioni chimiche inaspettate, per i più diversi motivi. E l'oggetto risultante non è così come te lo aspettavi! Una stupenda sorpresa quasi ogni volta...” Il raku è una tecnica di cottura dell'argilla, anzi di una qualità di argilla particolarmente dura e refrattaria visto il calore al quale essa deve essere sottoposta in cottura. L'invenzione del raku è attribuita ad un artigiano coreano del XVI secolo d.C. che la mise a punto durante una serie di esperimenti per produrre un materiale adatto alla cerimonia del tè, che fosse, inoltre, in perfetta sintonia con la filosofia zen. Infatti, questa tecnica rappresenta la sintesi perfetta dell'utilizzo di terra, aria, acqua e fuoco. Inoltre il termine si riferiva, un tempo, anche al sobborgo di Kyōto nel quale si estraeva l'argilla durante il XVI secolo. Circa due secoli dopo la sua invenzione, i maestri giapponesi, che lavoravano l'argilla in questo modo, scrissero un dettagliato manuale per diffondere la tecnica con la necessaria precisione ed è così che il raku è arrivato anche in occidente ed oggi, nei musei di tutto il mondo, si possono ammirare delle vere e proprie opere d'arte create seguendo i dettami di quell'antico trattato. Dopo aver modellato e cotto a 900-1000° C un pezzo in argilla refrattaria bianca, si procede alla decorazione usando ossidi o smalti, ad esempio per ottenere un bel verde si utilizza l'ossido di rame. Oppure si può decorare l'argilla tramite riduzione cioè in assenza di ossigeno. Dopo aver foggiato ed essiccato all'aria il manufatto, lo si cuoce una prima volta. Poi lo si toglie incandescente dal forno e lo si mette in un bidone con carta e paglia che ne favoriscono la fumigazione. Se si chiude completamente il contenitore, in modo che non entri aria, si ha una riduzione totale e si ottiene un oggetto nero; tecnica questa già in uso anche presso gli etruschi che, però, usavano un tipo diverso di terra. Si può, comunque, modificare la riduzione in base ad una serie di variabili: il combustibile (il suo potere di combustione, la sua umidità), il tempo che intercorre tra l'estrazione e la riduzione (cioè il tempo di contatto con l'ossigeno), la copertura - totale o parziale – dell'oggetto. Si avrà così una terracotta che vira dal nero al grigio chiaro. Quindi la si decora e si passa ad una seconda cottura. Daniela Ventura
Arte a Palazzo Galleria Farini Bologna Arte a Palazzo 2/02/2019-12/02/2019



